Le ragioni della “vigile attesa”
Riportiamo la traduzione di un articolo di pubblicato su Genspect.org il 31 marzo 2025 a firma di Jason Watson, infermiere neozelandese che ha dedicato 18 anni dei suoi 40 anni di carriera a lavorare in contesti di salute mentale per bambini e adolescenti.
Immagina che un adolescente arrivi al reparto di salute mentale dove lavori. Una volta che si è ambientato, ti siedi con lui per parlare di ciò che lo preoccupa. C’è chi rimane in silenzio, chi parla di un problema specifico e solo pochi sanno quale sarà il passo successivo. Il più delle volte, hanno solo una vaga idea di cosa non va, quindi iniziate a metterlo a fuoco insieme, passo dopo passo. È così che ha inizio la terapia.
Le cose sono diverse con gli adolescenti che si sentono a disagio con il proprio genere, una condizione chiamata disforia di genere. Da quando i casi sono aumentati, alla fine degli anni 2010, l’approccio è cambiato. Oggi, quando questi adolescenti affermano che le loro sofferenze sono causate dalla disforia di genere, il più delle volte il personale dà loro ragione senza farsi troppe domande. Invece di esplorare altre possibilità, a quel punto la terapia si concentra sul confermare il credo dei ragazzi e procedere verso soluzioni legate al genere. Questo stile “affermativo” è agli antipodi della modalità con la quale siamo soliti aiutare le persone che hanno problemi di salute mentale.
Normalmente adottiamo un processo lineare: instaurare una relazione di fiducia, valutare cosa sta accadendo alla persona, fare un piano, metterlo in atto e verificare se funziona. Lo chiamiamo il “processo infermieristico”: valutare, pianificare, attuare, verificare. Una parte fondamentale della valutazione è la “vigile attesa”, che ci permette di osservare e arrivare a comprendere le difficoltà dell’adolescente senza precipitarci in trattamenti importanti. Con la disforia di genere, però, questo passaggio viene spesso saltato o appena accennato.
Cos’è la vigile attesa?
Con “vigile attesa” si intende il tenere d’occhio la condizione di salute di qualcuno senza affrettarsi ad avviare trattamenti importanti, a meno che non si rivelino urgentemente necessari per la sua sicurezza. Si utilizza in tutti i casi in cui iniziare un trattamento rischi di causare più danni che benefici. Nel caso degli adolescenti con disforia di genere, non si tratta di spingerli ad accettare o a rifiutare le loro percezioni riguardo al genere. Al contrario, è un modo neutrale per esplorare – nel tempo – cosa sta veramente accadendo, mentre si offre loro un aiuto efficace per qualsiasi altra difficoltà inerente la salute mentale, come la depressione o l’ansia che spesso si manifestano insieme alla disforia di genere. È un approccio graduale e sicuro per comprendere il quadro completo, con il supporto di professionisti che privilegiano una valutazione scrupolosa rispetto a soluzioni semplicistiche.
Perché la vigile attesa funziona
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Concede il tempo di comprendere per bene la situazione
Gli adolescenti con disforia di genere spesso hanno altri problemi, come depressione, ansia, autismo, traumi o scarsa autostima. La vigile attesa ci permette di individuarli e cominciare a curarli per primi. Alcuni sostengono addirittura che la disforia di genere possa essere considerata una “nuova anoressia”, innescata dalle influenze tra amici o nel mondo online. -
Evita di affrettare modifiche permanenti
Iniziare i trattamenti di genere, come l’assunzione di ormoni, può comportare effetti permanenti. Tra questi: fragilità ossea, sbalzi d’umore, aumento di peso, rischi cardiaci, infertilità e persino cambiamenti nelle funzioni cerebrali. Aspettare aiuta a evitare rimpianti per scelte che non sono reversibili. -
Riduce la possibilità di errore
In centri come quello della clinica Tavistock nel Regno Unito, valutazioni affrettate hanno portato a diagnosi errate. Un approccio neutrale e attento lo impedisce. -
Riduce la pressione dei pari
Gli studi dimostrano che alcuni adolescenti si sentono spinti a identificarsi come transgender dagli amici o dai social media. Aspettare dà loro modo di riflettere con la propria testa. -
Sostiene la crescita naturale
Se viene concesso tempo e un supporto neutrale, senza pressioni in nessuna direzione, la maggior parte dei ragazzi che mette in discussione il proprio genere finisce per tornare a sentirsi a proprio agio con il proprio sesso di nascita. -
Avvicina le famiglie
I genitori sono i più grandi alleati di un adolescente. L’attesa facilita un dialogo sincero e con il tempo costruisce la fiducia. -
Aumenta la fiducia in se stessi
Fare un cambiamento di sesso precipitoso e poi pentirsene è dannoso per la salute mentale. Esplorare in anticipo tutte le opzioni aiuta gli adolescenti a prendere consapevolezza di sé.
Rischi reali, rimpianti reali
I trattamenti di genere, come bloccanti della pubertà e ormoni, hanno gravi effetti collaterali: infertilità, problemi cardiaci e, in casi rari, persino tumori cerebrali. Storie come quella di Keira Bell, che ha fatto causa a una clinica per averla spinta a un trattamento di cui poi si è pentita, dimostrano quanto sia importante rallentare. Il suo caso ha dato il via alla Cass Review del 2024, che invita a cambiare rotta.
Un modo più sicuro per procedere
L’approccio di oggi, basato sulla rapida affermazione dell’identità percepita, trascura i principi di cautela su cui si fonda l’assistenza sanitaria mentale. La vigile attesa mette al primo posto la valutazione, tenendo gli adolescenti al sicuro mentre fanno chiarezza su di sé. Viste le crescenti evidenze e revisioni come quella di Cass che invitano a fare un passo indietro, questo è un approccio concreto e accurato per fornire aiuto.